Giovedì 20 Giugno 2019

Timori per la diffusione della batteriosi del kiwi anche in Piemonte

L’emergenza kiwi si allarga. Il temibile batterio Pseudomonas Syringae pv. Actinidiae, che ha già falcidiato la produzione nel Lazio, è arrivato anche in Piemonte. La conferma viene da Agroinnova dell’Università di Torino, che ha sottoposto ad analisi approfondite e rigorose alcuni campioni di piante sintomatiche localizzate in determinate aree. La preoccupazione di Confagricoltura è che il batterio, vista l’estrema facilità con cui si diffonde, finisca per danneggiare pesantemente la coltivazione del kiwi in tutto il Piemonte, che con 84.500 tonnellate e 4.500 ettari è la seconda regione italiana per produzione dopo il Lazio. Scoperto in Giappone, il batterio è stato riscontrato per la prima volta in Italia oltre quindici anni fa, prima nel Lazio e successivamente in Veneto. La malattia colpisce soprattutto le varietà a polpa gialla, che appartengono alla specie Actinidia chinensis, ma l’infezione è in grado di passare anche su quelle a polpa verde, quali Hayward (Actinidia deliciosa), che risultano meno sensibili. Per discutere del problema della batteriosi del kiwi, l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, ha convocato un apposito incontro che si è tenuto stamane, con la partecipazione dei rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, delle organizzazioni di produttori, dei tecnici fitosanitari della Regione, nonché dell’Università e del Consorzio di ricerca e sperimentazione Creso. “E’ fondamentale muoversi con tempestività per bloccare il diffondersi del batterio nella nostra regione – ha dichiarato l’assessore Sacchetto – per questo a breve verranno diffuse linee guida di comportamento da divulgare a frutticoltori e vivaisti”. Intanto la Regione, in assenza di un auspicato intervento del Ministero della Salute, approfondirà con gli uffici competenti la possibilità di adottare un proprio provvedimento per consentire temporaneamente trattamenti con prodotti rameici, al momento non ancora autorizzati sul kiwi in vegetazione. Valuterà anche la possibilità di stabilire regole più restrittive circa la provenienza del materiale vivaistico, al fine di escludere che arrivi da aree infette.