Venerdì 18 Gennaio 2019

Kiwi: l’emergenza si allarga

ll batterio Psudomonas syringae pv. Actinidia che ha già falcidiato la produzione nel Lazio è arrivato in Piemonte. La conferma viene da Agroinnova - Università di Torino, che ha sottoposto ad analisi approfondite e rigorose alcuni campioni di piante sintomatiche localizzate in determinate aree. La preoccupazione di Confagricoltura è che il batterio, vista l’estrema facilità con cui si diffonde, finisca per danneggiare pesantemente la coltivazione del kiwi in Piemonte, che con  84.500 tonnellate e 4.500 ettari è la seconda regione italiana per produzione, dopo il Lazio.

Confagricoltura ricorda che la produzione di frutti di actinidia nel mondo ha superato 1,6 milioni di tonnellate e l’Italia è il primo produttore. Tra le cultivar di Actinidia spp. maggiormente coltivate a livello mondiale, quelle di A. deliciosa rappresentano oltre il 90% ma, nell’ultimo decennio, è stata osservata una notevole affermazione in differenti aree, sia in Asia, sia in Europa, di A. chinensis, il cosiddetto kiwi a polpa gialla.

Scoperto in Giappone, il batterio è stato riscontrato per la prima volta in Italia oltre 15 anni fa nel “Lazio” e successivamente in Veneto. La malattia colpisce soprattutto le varietà a polpa gialla, che appartengono  alla specie Actinidia chinensis, ma l’infezione è in grado di passare anche su quelle a polpa verde, quali Hayward (A. deliciosa), che risultano meno sensibili.

Le temperature miti in autunno e in primavera favoriscono la moltiplicazione del batterio; l’umidità e le piogge svolgono, invece, un ruolo primario nel disperdere le cellule batteriche. Anche insetti, uccelli, come pure gelate tardive, grandinate, violenti temporali e il vento contribuiscono alla diffusione di questo patogeno.

Il batterio causa tipici cancri sul tronco e sui tralci della pianta fino a provocarne la morte.

Per questo sono fondamentali le misure preventive proposte dal Consorzio di ricerca e sperimentazione per l’ortofrutta (Creso), che raccomanda innanzitutto l’attenta osservazione sulla presenza di eventuali piante sintomatiche. In caso positivo, il tecnico deve prelevare con le dovute attenzioni le parti da far analizzare a laboratori specializzati. Le piante che manifestano vistosi sintomi, con gravi deperimenti, vanno estirpate e distrutte. Le altre vanno trattate con agro farmaci a base di sale di rame, che al momento sembra essere l’unica strategia veramente efficace.

Inoltre, all’atto dell’acquisto delle piante, occorre accertarsi sempre della zona dove sono situati i vivai, per escludere che arrivi  materiale da aree infette.